Come funziona l’assegnazione dei docenti alle classi

La problematica dell’assegnazione dei docenti viene considerata spesso, “a torto”, come una prerogativa esclusiva del dirigente scolastico – acnhe perché alcune organizzazioni sindacali dei Ds hanno cercato di far passare delle interpretazioni fantasiose del decreto Brunetta.

A smontare le loro ricostruzioni sono arrivate alcune pronunce della magistratura, come la sentenza 40/2015 della Corte d’appello di Sassari, secondo la quale l’assegnazione dei docenti alle classi deve essere effettuata dal dirigente sulla base dei criteri fissati dal consiglio d’istituto e tenendo conto anche delle proposte formulate dal collegio dei docenti, o quella del tribunale di Enna (la 334/11) in cui chiariva che “l’art. 25 del Testo unico del pubblico impiego, al comma 2, prevede che spettano al dirigente scolastico autonomi poteri di direzione, coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane, ma nel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici… Il che porta a ritenere che l’art. 25 del citato Testo unico del pubblico impiego non abbia abrogato a quanto disposto dall’art. 396, lettera d) del decreto legislativo n. 297/94, non potendosi ravvisare tra le due norme un’incompatibilità”.

Sul tema si è espresso nel 2013 anche l’ufficio scolastico regionale del Veneto: era intervenuto sul tema con una nota nella quale spiegava ai Ds che il decreto Brunetta non aveva scalfito le competenze degli organi collegiali. Una pronuncia che si basava su un parere dell’Avvocatura distrettuale dello Stato: “Dal combinato disposto dell’art. 25 del Testo unico del Pubblico impiego e dall’art. 7 decreto legislativo 297/941, si evince che ai dirigenti delle istituzioni scolastiche spettano determinati poteri, che tuttavia devono essere esercitati nel rispetto delle attribuzioni e delle competenze del collegio dei docenti e degli altri organi collegiali della scuola”.