Manifestazione scuola, mancano i banchi e i docenti

La manifestazione, indetta dal Comitato Priorità alla Scuola, e a cui hanno aderito le principali sigle sindacali, è iniziata ieri con lo slogan “La priorità siamo noi” – ovvero la scuola.

Un disastro annunciato

Come racconta Giammarco Manfreda della Rete studenti medi “Il ritorno a scuola è stata pura propaganda”, perché come sostiene la docente ed attivista di “Priorità alla scuola” Gloria Ghetti “In molte scuole si sta facendo in media un’ora e 45 minuti di lezione, dalle 11,25 alle 13,40 ad esempio, senza laboratori né insegnanti. Il resto con la didattica a distanza”.

Dei famigerati banchi con le rotelle ne sono arrivati solo il 20% – ovvero 400.000 sui 2 milioni richiesti. Ad oggi sono 400 mila su oltre 2 milioni richiesti, in attesa dei nuovi dati. Come spiega Rino Di Meglio della Gilda “La scuola ha riaperto solo grazie al sacrifico dei docenti e del personale. I problemi sono tutti ancora da risolvere”.

Le favole del governo

La narrazione del governo si può riassumere con le parole del primo ministro Conte: “l’anno scolastico è ripreso in modo ordinato, nel rispetto delle regole, simbolo di un’Italia che si rialza e riprende a correre”. Secondo il ministero dell’Istruzione la nomina dei supplenti annuali sarà completata entro la prossima settimana. Difficile. Secondo i sindacati in cattedra ci sono al massimo la metà dei precari. E dati tutti gli errori delle graduatorie provinciali è facile aspettarsi una valanga di ricorsi nei prossimi mesi.

 

E ora i concorsi

Anche se la scuola è molto lontana dalla normalità, il ministro spinge per i concorsi: “il ministro vuole fare i concorsi in piena emergenza sanitaria senza rispettare i docenti fragili e coloro che potrebbero essere in quarantena. Sono anni che dimostriamo il merito nelle classi, sono concorsi falliti, nozionistici, che non considerano l’empatia, di cosa stiamo parlando?  Il miglior modo per valutare un insegnante è sul campo. E poi c’è lo scandalo dei docenti di sostegno esclusi da ogni processo di stabilizzazione. E’ incostituzionale, una offesa”. Sono le parole di Anita Pelagi, del coordinamento nazionale precari della scuola. Ci sentiamo di condividerle.