Coronavirus, consigli molto pratici per la didattica a distanza e in emergenza

La scorsa settimana ho raccontato come si stava muovendo la scuola italiana, improvvisamente divenuta una forzata del digitale, come neanche i più gasati fan della Silicon Valley avrebbero potuto auspicare, in seguito alle misure restrittive varate dal Governo per contrastare l’epidemia del nuovo Coronavirus. Tutta la didattica che d’un colpo, e in condizioni disagevoli per tutti (anche per gli insegnanti, oltre che per gli studenti) deve essere trapiantata online. Uno sforzo titanico che farebbe sudare perfino una azienda tech, figuriamoci la nostra scuola. E avevo quindi scritto di una serie di strumenti che potevano essere utili (attenzione, in fondo a questo articolo troverete novità anche sugli strumenti, con una lista aggiornata).

Quando si parte con G Suite e si arriva a Discord

Oggi torno di nuovo sul tema, per misurare la distanza tra il dire e il fare, la teoria e la pratica, il “tool” figo con duecento funzionalità che ti fa sentire un cyberguru e il computer che ti si inchioda subito dopo averlo scaricato. Un insegnante del Sud, prossimo alla pensione ma esperto di digitale e che preferisce non essere nominato, mi scrive ad esempio della difficoltà a usare G Suite, uno degli strumenti individuati dalla scuola italiana per la didattica a distanza, perché avrebbe la “sua trafila di firme (con la biro, non digitali) e di domandine su moduli fotocopiati, che con la segreteria in smart working è una sfida considerevole. Beninteso, non per Google, ma per la burocrazia della scuola”. E quindi: “mi sa che mi accontento di Jitsi”.

Ma anche con Jitsi, strumento che consente di fare videochiamate di gruppo, quindi videolezioni in diretta, non va proprio liscia. Funziona per venti minuti, mi scrive l’insegnante, ma poi inizia a buttare fuori il titolare dalla chat, costringendo tutti e 16 gli studenti a ricollegarsi. “Tipico esempio di risorse limitate in banda, e approssimative nella gestione delle anomalie”, mi scrive. “Erano le 11 quando abbiamo deciso (su Whatsapp, in parallelo costante) di lasciare perdere. Siamo passati su una chat audio (non è solo audio, ma può bastare) suggerita dagli alunni. Si chiama Discord/Noway, usata dai ragazzi come canale di servizio mentre giocano a Fortnite”

Gruppi su Telegram, videoripassi

Altri insegnanti, come Danila Leonori che insegna in un ITIS, hanno affiancato ai metodi convenzionali altri canali, ad esempio un gruppo di classe Telegram. “Un gruppo nel quale entrano su base volontaria, dove do delucidazioni sui vari compiti, ma dove sono in grado di mantenere uno stretto contatto con loro e ascoltare i loro problemi. È un’età particolare. Molti si ritrovano a casa da soli tutto il giorno e il rischio è quello che passino le giornate sul divano, immersi in un’angosciante realtà”. Leonori ha anche proposto di fare delle videolezioni di ripasso. “Non devono apparire in video, ovviamente, ma ciascuno di loro si può concentrare su un argomento di qualsiasi materia (non solo delle mie) che conosce bene, per poter aiutare gli altri. Vediamo quale sarà la risposta”.

Il divario digitale e le altre dolenti note

Poi c’è chi si confronta semplicemente col fatto che non tutti gli studenti abbiano un computer, tablet, connessione adeguate. Per cui, anche chi riesce a usare vari strumenti, deve fare i conti con una parte della classe che non ce la fa. “Noi a scuola usiamo Classroom (parte di G Suite for Education, ndr) – mi dice un’insegnante delle medie in Piemonte – direi che è adeguato alla nostra utenza. Il problema è sempre che se va bene riusciremo a coinvolgere il 70 per cento degli alunni”.

Come appare dalle testimonianze raccolte, gli insegnanti si stanno scontrando, oltre che con l’emergenza Coronavirus che non ha permesso di pianificare prima la formazione a distanza, con una serie di altri problemi: burocrazia (ci sono regole da seguire e pratiche da aspettare); stabilità, diffusione e adeguatezza della connessione internet e degli strumenti a disposizione; divario digitaledelle famiglie e degli studenti (non tutti hanno un pc o una buona connessione), con il rischio che questo aumenti anche il divario formativo fra studenti digitalizzati e non. (Per altro ora il Ministero dell’Istruzione si sta attivando per sapere chi fra gli studenti è senza computer o tablet).

C’è poi un’altra grossa questione: come valutare gli studenti e come gestire le presenze loro e degli insegnanti. “Non abbiamo direttive precise e comunque la rigiri è un rompicapo”, mi dice un’insegnante di Genova. “Perché giustamente ci è stato detto di non contare le presenze degli studenti, ma nello stesso tempo di firmare le nostre ore. Alcuni insegnanti si stanno segnando le presenze dei ragazzi in modo ufficioso. Il punto è che ogni dirigente si muove in autonomia e nessuno di noi è sicuro di fare bene. Come posso segnare assente uno studente che non riesce a collegarsi?”.

I consigli per farcela, nonostante tutto

Ecco quindi alcuni consigli per chi fa più fatica e si scontra con alcuni (o con tutti) di questi problemi:

  • Affiancate ai canali ufficiali (registri elettronici come Classe Viva ecc) canali non ufficiali con cui far circolare più facilmente informazioni, compiti e in ultima analisi il rapporto con gli studenti. In pratica: potete caricare immagini, fogli, lezioni sul sito ufficiale, ma nel contempo potreste duplicarli su una cartella online condivisa con i membri della classe (o loro genitori) come Google Drive (sappiamo che le scuole possono usare G Suite for Education ma in molti casi ancora non è stato attivato). O ancora Dropbox o OneDrive – o analoghe soluzioni open source come NextCloud o Aurora Files o Seafile Pro (qui trovate anche un elenco di soluzioni open source, ritengo però che in molti casi richiedano maggiore familiarità col digitale, in alcuni casi dovete installarli, gestirli, e il tutto in tempi brevi, insomma fatelo solo se siete esperti). Senza dimenticare (ne avevo scritto la scorsa settimana) che ci sono piattaforme per la didattica che integrano varie funzioni, come WeSchool ed Edmodo.

  • Individuate un “tech genius” (alla Apple) della classe – idealmente uno studente, ma anche un genitore, un insegnante – più abile e disponibile di altri e chiedetegli di occuparsi degli aspetti tecnici e di fare da tutoring a chi ha problemi. È una grande occasione di responsabilizzazione e crescita per uno studente tra l’altro.

  • Privilegiate il low tech, specie se avete la percezione che la vostra scuola, classe, o voi stessi non abbiate le risorse per far funzionare bene soluzioni più sofisticate. Siamo in emergenza, e questa non è una gara a chi è più bravo col digitale, e se alcuni erano già più avanti e oggi fanno lezione con gli ologrammi e appaiono nel salotto degli studenti come il capitano Kirk di Star Trek, buon per loro. Ma l’obiettivo resta quello di proseguire la didattica, nel migliore dei modi concretamente possibili. Trovate il vostro, ma senza chiusure mentali. Esempi? Non riuscite a fare videolezioni in diretta? Registratele e poi distribuitele (qua come creare/inviare video in modalità privata con YouTube, Whatsapp, Telegram e altre piattaforme; e per la registrazione video basta uno smartphone alla fine). Non riuscite a fare una videoregistrazione? Fate un audio. Basta prendere il telefono, aprire un programma di registrazione audio (come Memo Vocali su iPhone) e spiegare un argomento con il libro/fogli/computer davanti. Non dilungatevi troppo coi tempi, e piuttosto fate più audio brevi separati su argomenti specifici. Non fate le chiacchierate al caminetto di Roosevelt! Poi inviate l’audio insieme alle pagine.

  • Dominate il tempo. Lezioni in diretta aiutano molto ad avvicinarsi alla didattica in classe, e sono ottime. Ma se le fate, ricordate che ci sono studenti che potrebbero non riuscire a collegarsi. Quindi registratele se potete, in modo da avere la stessa lezione in diretta e in differita. Tra l’altro permette a uno studente di ripassare o rivedere qualcosa che non ha capito. Ad esempio, Zoom, strumento per fare videochiamate di gruppo di cui abbiamo parlato la scorsa volta (e che trovate nella lista in fondo) permette anche di registrare il video (qui le istruzioni in italiano e inglese).

  • Tenetevi in contatto diretto con gli studenti. Create un gruppo su Whatsapp o su Telegram (come fare: istruzioni): quest’ultimo ha più funzioni che potrebbero essere utili al vostro caso, ad esempio si possono fare sondaggi; o un gruppo chiuso su Facebook (come fare) o su altri social. Se i vostri studenti sono grandicelli, potreste provare un approccio più professionale con Slack, molto usato in ambienti di lavoro (c’è una versione base gratuita).

    Anche qui esistono alternative open ai social, come Diaspora o Mastodon, ma onestamente la vedrai più come una sperimentazione in questo momento, magari per fare una riflessione con gli studenti più grandi sul tema della proprietà dei dati e della decentralizzazione delle piattaforme, ma solo per chi se la sente o già ha dimestichezza.

    Partite con quello che è semplice/noto per voi e già usato dagli studenti, e col tempo scalate a strumenti più sofisticati. Se i vostri studenti sono bambini, inviate audio/video ai genitori/rappresentanti per farli vedere ai figli; anche gli audio dai più piccoli sono molto apprezzati e più motivanti di una pagina di libro. (Per inciso, mandare messaggi è utile anche se siete allenatori di una squadra o un gruppo di atleti. C’è chi lo sta facendo, mantenendo un contatto coi ragazzi, e dando eventuali indicazioni sportive – ad esempio come fare qualche esercizio in casa)

  • Evitate quando possibile la moltiplicazione delle fotografie. A ogni pagina fotografata e inviata agli studenti un toner muore. Inoltre non date affatto per scontato non solo che tutti a casa abbiano un computer, ma soprattutto che tutti a casa abbiano una stampante! Cercate anche alternative in cui non sia necessario stampare. Se avete riferimenti online, date sempre il link.

  • Usate sistemi per coordinarvi online su eventuali turni, orari, lezioni, web meeting con gli altri insegnanti e con gli studenti, evitando il ping pong di messaggi. Uno dei più semplici è Doodle (ha una prova gratuita, poi però 3,50 al mese). Del tutto gratuito, e senza iscrizioni, ma un po’ più farraginoso è Dudle. Non male, sempre gratuito e di facile accesso, Framadate (permette di fare anche sondaggi, non solo di accordarsi su un appuntamento)

Infine, in questo documento online visibile a tutti – Scuola a distanza: strumenti – ho raccolto gli strumenti che avevo messo la scorsa settimana più altri nuovi che ho trovato o che mi avete segnalato.

Articolo tratta da Valigia Blu, 15.03.2020