CONCORSID 19

Con l’intervista rilasciata l’altra sera al direttore del TG7, Enrico Mentana, il Ministro Azzolina ha in qualche modo dato ragione a chi sostiene che da tempo stia confondendo la guerra al precariato con la guerra ai precari.
Le sue parole hanno sollevato, una volta ancora, un vespaio dando il via libera a migliaia di commenti negativi tra i vari gruppi social di precari che non hanno accettato di buon grado il fatto di essere paragonati a “cattivi chirurghi” senza esperienza.
Sembra strano, inoltre, che un Ministro che per anni ha svolto attività sindacale presso un’organizzazione che è nata e cresciuta intorno alle problematiche derivanti dal proliferare del precariato scolastico, affermi che i precari storici siano quelli presenti nelle Graduatorie ad Esaurimento. E’ vero, quelle graduatorie sono molto più “vecchie” delle altre, ma il Ministro dovrebbe sapere che le GAE ormai sono quasi totalmente svuotate, senza contare che più della metà dei 5.000 docenti inseriti in quegli elenchi, sono docenti appartenenti a classi di concorso strapiene con pochissime possibilità di essere stabilizzati nel breve periodo.
D’altra parte, nessuno potrà mai sostenere di non volere avere un corpo docente preparato e desiderare una scuola di qualità. Sarebbe folle sostenere il contrario.
La domanda giusta però è cosa fare per raggiungere questo obiettivo? Basta fare selezione tramite un concorso?
Il Ministro e parte della maggioranza politica parlamentare sostiene di si, ma è molto facile contraddire questa affermazione.

Per fare l’insegnante in Italia non è assolutamente necessario superare una prova concorsuale, ma basta compilare una semplice domanda e inserirsi nelle graduatorie provinciali o di istituto.
Quest’anno ci sono circa 200.000 docenti precari che stanno, con molte difficoltà e disagi, ricevendo una nomina e solo pochissimi di loro hanno superato un concorso riservato o ordinario che sia. Tra di loro circa 60/65.000 hanno esperienza almeno triennale, quindi interessati al
concorso straordinario, mentre altri sono entrati nel mondo della scuola senza selezione alcuna e si apprestano a diventare i “precari storici” del futuro.
Tra i nuovi inserimenti nelle graduatorie, quest’anno, si è accentuato il fenomeno dei “docenti di ritorno” in quanto mai come questa volta è risultato così elevato il numero di 50/55-enni che, dopo anni di attività varie, hanno deciso di togliere dalla naftalina il loro titolo di studio e oggi sono in cattedra senza che nessuno abbia mai fissato delle regole di accesso atte a valutare le attitudini e le competenze richieste per fare l’insegnante.
Particolarmente significativo e preoccupante riguarda i posti di sostegno che sono per la stragrande maggioranza dei casi assegnati a personale privo di formazione e senza nessuna esperienza.
E questa situazione non verrà minimamente scalfita al termine delle procedure concorsuali riservate e straordinarie previste dal Ministro. Anche dopo le circa 80.000 assunzioni previste nei prossimi tre anni, si continuerà a consentire l’accesso a decine di migliaia di precari compresi quelli che queste prove concorsuali non le avranno superate.
Tutti siamo d’accordo che il lavoro dell’insegnate sia un mestiere molto delicato e che non tutti lo possono fare; è sicuramente necessario fare una selezione in ingresso in modo che in cattedra vadano i docenti più motivati e capaci, ma fare la “guerra al precariato” significa programmare un percorso di formazione, selezione e stabilizzazione basato sui fabbisogni reali del mondo della scuola in grado di rispondere a tutti gli standard di una scuola di qualità.

Occorre prevedere una procedura abilitante (e di specializzazione per il sostegno) permanente che consenta a chi ritiene di voler cimentarsi nell’insegnamento, di formarsi in ingresso sin dal suo primo incarico in modo da poter stabilire da subito se sussistono gli elementi per una futura
stabilizzazione che deve essere frutto di un percorso certo e ben delineato.
“Fare la guerra ai precari” significa invece sminuire e nascondere le problematiche di una prova concorsuale (senza che sia prevista una prova suppletiva ) – che per molti rappresenta una questione di vita o di morte- da svolgere in un momento critico dovuto da una parte alle lungaggini e disagi delle procedure nomine ancora in corso e, dall’altra, alla paura di perdere
l’ultimo treno a causa di sempre più probabili situazioni di contagio personale o, ancora più probabili, situazioni di quarantena.
Secondo i dati ministeriali, i docenti interessati a questo concorso straordinario riservato a chi, oltre ad avere almeno tre anni di servizio nella scuola statale, gode di buona salute e non ha avuto la sfortuna di incrociare parenti o amici malati, sono circa 65.000. Se solo il 3% tra di loro fosse, per disgrazia, toccato dal virus, si tratterebbe di quasi 2.000 docenti
che si vedrebbero costretti a scegliere tra la rinuncia a qualsiasi possibilità di stabilizzazione e il rischio di essere denunciati per contagio colposo o peggio. E se, per qualche anomalia statistica, questi 2.000 docenti fossero i più bravi e preparati di tutti?
Che colpo mortale per la qualità del nostro sistema scolastico.

 

di Giacomo Limoni, Infodocenti.it, 9 ottobre 2020