THE NEXT GENERATION SCHOOL – IL RECOVERY PLAN E LA SCUOLA

Dalla bozza del “piano per la ripresa” (RECOVERY PLAN per gli anglofili ) che sta circolando in rete in questi giorni, si legge che dei quasi 200 miliardi previsti dall’Europa per il rilancio dell’Italia, 19,2 miliardi sono destinati all’istruzione e ricerca. Una vera e propria inversione di rotta rispetto ai tagli del passato.

Gli investimenti previsti si distinguono in due settori:

  • potenziamento della didattica e del diritto allo studio (10,1 miliardi)
  • Dalla ricerca all’impresa (9,1 miliardi)

Concentrandoci in particolare sul primo aspetto che riguarda essenzialmente il settore dell’Istruzione pubblica, la bozza prosegue indicando quali interventi intende proporre per raggiungere gli obiettivi prefissati.

  1. Riforma del sistema di selezione del personale scolastico con modifica delle attuali procedure concorsuali che devono essere integrate con periodi di formazione e di prova
  2. Introduzione di moduli di formazione continua per tutto il personale scolastico con un sistema di crediti e con obbligo di frequenza
  3. Potenziamento dell’offerta formativa con particolare attenzione alle discipline abilitanti 4.0 per l’industria (Robotica, Big Data, sistemi informatici ecc ) che si tradurrà in particolare con un ammodernamento tecnologico e strutturale degli istituti tecnici superiori favorendo forme di collaborazione pubblico-privato
  4. Introduzione di moduli di orientamento nelle scuole secondarie di II grado e attivazione di una piattaforma informatica facilmente accessibile a tutti gli studenti delle scuole superiori e professionali.

Il testo non approfondisce oltre limitandosi soltanto ad elencare a grandi linee il campo di azione dei vari interventi previsti.

Tra le righe si intuisce però abbastanza chiaramente che il Governo intende potenziare la formazione del personale scolastico rendendola sostanzialmente obbligatoria attraverso un sistema di crediti che potrebbe (sottolineo potrebbe) tradursi in aumenti stipendiali legati al percorso formativo individuale e favorire lo sviluppo degli istituti tecnici (superiori) anche attraverso una maggiore collaborazione con il privato.

Più chiaro invece è il riferimento al fatto che il sistema attuale di reclutamento per il personale scolastico si stia sempre più rivelando un fallimento. Lo diciamo da tempo che, soprattutto per la componente docenti, la situazione del reclutamento è fuori controllo e che ci sia assolutamente bisogno di una modifica strutturale del sistema di abilitazioni e assunzioni. Pur senza entrare nel dettaglio, risulta evidente che si intende modificare l’impianto del reclutamento basato essenzialmente su concorsi –  ordinari o straordinari –  a favore di un percorso formativo e di prova sulla base del quale fondare la selezione dei futuri docenti. Sono evidenti le similitudini con la proposta presentata da parti sia sindacali che politiche per lo svolgimento del concorso straordinario per la stabilizzazione dei docenti con almeno tre anni di servizio nella scuola statale: un percorso formativo di un anno con valutazione selettiva finale da effettuare con una prova orale.

Tale proposta traeva forza dalle evidenti difficoltà procedurali legate a questo periodo di emergenza sanitaria, ma le criticità del sistema di reclutamento attuale rimarranno anche dopo che avremo raggiunto l’immunità di gregge. Ben venga quindi la decisione del Governo di intervenire in tal senso. Senza le resistenze dell’attuale Ministro dell’Istruzione, probabilmente avremmo potuto anticipare i tempi e sperimentare quanto ipotizzato dal PLAN su di una platea di decine di migliaia di docenti precari. Ciò non è accaduto ed oggi ci troviamo con un concorso straordinario sospeso a metà, con varie vertenze legali di quei docenti che non hanno potuto partecipare alle prove perché contagiati o messi in quarantena e, soprattutto, con la certezza che a settembre prossimo non saranno pronte le graduatorie concorsuali previste con l’impossibilità di poter effettuare le nomine con contratti a tempo indeterminato.

Se quest’anno ci sono circa 200.000 docenti precari, l’anno prossimo questo numero potrebbe aumentare almeno fino a 250.000…..1 docente su 3… A volte, per fare due passi avanti, conviene prima farne uno indietro. Potrebbe quindi non essere troppo tardi per riprendere il discorso interrotto ad inizio estate, ma, visti i precedenti, è difficile ipotizzare che il Ministro Azzolina modifichi la sua posizione.

A questo punto però una domanda nasce spontanea: probabilmente non è stato Il Ministro Azzolina a scrivere il testo del piano di ripresa, ma almeno lo ha letto?

 

di Antonio Antonazzo, Infodocenti.it, 09.12.2020