La scuola di Draghi? Di nuovo proposte banali e sbagliate sul calendario scolastico e altro ancora…

Al presidente incaricato Draghi consigliamo prudenza prima di avventurarsi in promesse  e territori non conosciuti e soprattutto di interloquire con il mondo della scuola.

Credevamo di aspettarci dal presidente incaricato un impegno strutturale sulla scuola non semplicemente fatto di parole e suggestioni. L’inizio non è promettente. Si torna a discutere di recupero delle lezioni perse nell’a.s. 2020-21 a causa del Covid dimenticando che scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado hanno continuato a fare le lezioni normalmente in presenza con l’eccezione dei casi, marginali dal punto di vista quantitativo, di chiusura delle lezioni in presenza a causa della presenza di allievi positivi al virus. Il problema cadrebbe quindi solo sulla secondaria di secondo grado. Ma anche qui si tace sul fatto che le lezioni sono state fatte in parte in presenza e in parte in Didattica Digitale Integrata senza grandi perdite quantitative d ore di lezione e con uno sforzo enorme e non riconosciuto da parte dei docenti.

Come abbiamo in altre occasioni ribadito, chiedere di recuperare le lezioni non fatte significa comunicare all’opinione pubblica che in questi mesi la scuola sia stata “chiusa” e che non ci sia stata né didattica né insegnamento.

Non è un caso che chi chiede di “recuperare le ore perse” allungando il calendario scolastico di quest’anno fino a fine giugno di norma fa parte dei sedicenti “esperti” della scuola e della schiera di politici che, non conoscendo il funzionamento della macchina dell’istruzione, credono di accattare qualche consenso e di farsi belli sulle pagine dei giornali e nelle trasmissioni televisive. Questi “esperti” e politici dimenticano che gli esami di Stato dovrebbero necessariamente slittare a luglio con una loro conclusione presumibile al 15 luglio.

Nelle indiscrezioni sembra poi che nei propositi di Draghi ci sia l’obiettivo di mettere in cattedra i docenti tutti fin dal 1 settembre. Qui l’ignoranza della situazione si fa imbarazzante perché si fa finta che gli organici siano già predisposti e che non ci sia il problema del precariato. Tutti i ministri dell’Istruzione da trent’anni ad oggi hanno detto e promesso le stesse cose con i risultati inadeguati sotto gli occhi di tutti. E tutti si sono poi sempre  ritirati in buon ordine accampando i soliti vincoli della  “legge di Bilancio” di turno.

In questo momento la macchina del ministero non ha ancora partorito l’ordinanza sugli Esami di Stato e di conclusione del primo ciclo. Mancano ancora la determinazione dell’organico di diritto e di fatto, la conclusione dei famosi concorsi straordinari, l’indizione del concorso ordinario, l’ordinanza sulla mobilità, ecc. ecc. Al presidente in carica Draghi consigliamo prudenza prima di avventurarsi in promesse e territori non conosciuti e soprattutto di interloquire con i docenti e le loro associazioni e organizzazioni sindacali per capire un po’ meglio il contesto in cui ci si può muovere. Non esiste solo la lobbie degli “esperti” e dei dirigenti scolastici.

dalla Gilda degli insegnanti della provincia di Venezia