Reclutamento dei docenti: la rissosa confusione dei partiti all’assalto di Draghi

La proposta della Gilda è di procedere alla selezione concorsuale alla fine del primo anno di inserimento in organico evitando prove preselettive e concependo una formazione specifica nel precorso di reclutamento annuale.

Nelle more della definizione del futuro governo ritornano i soliti discorsi sulla necessità di risolvere il problema del reclutamento dei docenti e del precariato endemico nella scuola. E’ un problema che riscontra livelli emergenziali di fronte agli effetti dell’ultimo anno di quota 100 (circa 40.000 docenti che andranno in pensione) e del raggiungimento per almeno 300.000 docenti dell’età pensionabile (legge Fornero inalterata) nei prossimi cinque anni.

Si assiste alla solita ressa di alcuni esponenti politici e sindacali per ottenere il facile consenso della platea dei precari più o meno storici. Alcuni tornano a chiedere l’assunzione ope legis, cioè senza alcuna selezione,  per chi ha fatto almeno tre anni di supplenze (Pittoni della Lega, ANIEF, ecc.), altri chiedono di delegare alle singole scuole il reclutamento (Associazione Nazionale Presidi), altri ancora (vedi anche il testo della bozza del Recovery Plan) puntano sulle future lauree abilitanti. Azzolina era riuscita a riportare alla centralità dei concorsi tutto il dibattito sul reclutamento. Peccato che l’abbia fatto con modalità comunicative, tecniche e organizzative confuse e incerte e che hanno scatenato le ire dei precari e i dubbi dei sindacati.

Decidere cosa proporre da subito sul tema delle assunzioni dei precari non è tema da rimandare in un lontano futuro. Anche se passasse la riforma delle lauree abilitanti (o di analoghe modalità) dovremmo aspettare almeno cinque anni per vederne gli effetti. Intanto l’esercito dei precari rischia di aumentare insieme alle loro giuste aspettative.

La Gilda ha da sempre ribadito che l’assunzione deve avvenire per concorso e che la professione docente non può essere dequalificata a ruolo paraimpiegatizio. E’ necessario garantire che tutti i docenti siano in possesso di conoscenze, saperi, capacità e competenze adeguate per affrontare un mestiere complesso e fondamentale per tutta la società. Ma i concorsi possono essere organizzati con modalità più snelle per i docenti che hanno accumulato anzianità di servizio di almeno tre anni. La proposta della Gilda è di procedere alla selezione concorsuale alla fine del primo anno di inserimento in organico evitando prove preselettive e concependo una formazione specifica nel precorso di reclutamento annuale.

Nelle more delle possibili, ma non scontate, “lauree abilitanti” un governo serio dovrebbe avere il coraggio di investire sulla macchina dei concorsi ordinari introducendo il distacco dall’insegnamento temporaneo per i membri delle commissioni. E’ inaccettabile che le commissioni ora siano in concreto composte da “volontari” che accettano di fare un lavoro delicatissimo oltre al loro ordinario orario di lavoro e durante i periodi estivi. L’effetto è quello di sicuri ritardi nell’espletamento delle procedure e di incertezza sulla definitività degli esiti concorsuali.

Di sicuro sul reclutamento ne vedremo delle belle e assisteremo alla creatività di partiti e sindacati più sensibili al consenso elettorale e di iscritti immediato che al bene della scuola del nostro Paese.

 

Dalla Gilda degli insegnanti della provincia di Venezia