Scuola, il rebus del reclutamento dei nuovi insegnanti. Il ministro Bianchi: “Nessuna sanatoria”

Sull’emergenza assunzioni di ruolo l’appello alle forze di maggioranza: “Si trovi una sintesi”. Lo scontro è tra la Lega che vuole un ingresso per titolo e il M5S che favorisce i concorsi.

Sbotta il ministro Patrizio Bianchi: “Non ci possiamo permettere di mettere gli insegnanti che già operano nelle scuole contro i giovani che vogliono entrare. In questa maggioranza va ritrovata unità: se qualcuno deve abbassare una bandiera la abbassi”. Il tema è caldo: la stabilizzazione dell’esercito degli insegnanti precari. E settembre, dopo il flop dei concorsi – solo quello straordinario per 32mila posti è in dirittura d’arrivo e già fioccano le bocciature – è dietro l’angolo. Il ministro Patrizio Bianchi interviene a un confronto promosso dal senatore Pd Francesco Verducci proprio sul reclutamento. E si scalda sullo scontro interno ai partiti. I due opposti? La Lega che spinge per far entrare per titoli e anni di servizio e il M5S, con l’ex ministra Lucia Azzolina, alfiere dei concorsi.

Bianchi è chiaro su un punto: “Nessuno sta cercando sanatorie, io non ne faccio, è offensivo”.  E delinea ciò che ha in mente per affrontare l’emergenza precariato nelle scuola: percorsi strutturati e un concorso all’anno a regime. L’ipotesi già uscita è quella di allestire un corso-concorso  che selezioni 60.000 docenti oggi supplenti seguendo i titoli in possesso: anni di insegnamento in classe, specializzazioni, dottorati. Gli insegnanti avrebbero la possibilità di essere stabilizzati per una stagione e nel corso del 2021-2022 sarebbero formati e valutati con continuità per approdare a un esame con una commissione esterna alla scuola dove lavorano.

L’appello di Bianchi è al Parlamento: “E’ il momento di arrivare a sintesi, trovare unità, una convergenza. Individuiamo dei percorsi. Ci sono coloro che hanno già maturato diritti, altri che devono raggiungere quella condizione, c’è un problema di formazione e di verifiche. Non tutti, per il solo fatto di essersi trovati in quella condizione sono in grado di esprimere passione” per l’insegnamento.

E ancora: “Ogni anno dovrà essere fatto un concorso in relazione ai bisogni, perchè ricordo che il modo in cui si entra nella pubblica amministrazione è quello dei concorsi”, così come dettato dalla Costituzione. “Non stiamo cercando soluzioni di ripiego, ma percorsi differenziati anche tra coloro che hanno più di 36 mesi di servizio per dare risposte in relazione ai bisogni formativi e di crescita di ognuno”. Il ministro ha in mente di andare “verso una soluzione che diventi strutturale: chi si iscrive oggi all’università deve sapere il percorso che lo aspetta laddove decida di fare la nobile professione dell’insegnante. Il Recovery fund ci dice che dobbiamo darci programmazione di lungo periodo”.

di Ilaria Venturi, la Repubblica, 20.04.2021